ERZÄHLUNG TITEL: Brigitte 
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DEUTSCHLAND


ERZÄHLUNG

Brigitte

by RickBlaine
Gesehen: 50 Mal Kommentare 0 Date: 30-05-2026 Sprache: Language

Mattina. Voi due siete seduti al tavolino di un bar. Le tazzine del caffè e un painauchocolat che non ti ha soddisfatta abbastanza da dedicargli più di un morso. Io vi osservo da fuori, senza che mi possiate vedere. Mi eccita vedere te impaziente nell’attesa, e lui che inutilmente tenta di iniziare una conversazione su un argomento qualsiasi, che lo allontani dall’idea insopportabile, ma allo stesso tempo inevitabile, che la sua donna che ora è lì con lui, fra poco sarà fra le braccia di un altro uomo.
La vibrazione del cellulare ti avverte di un messaggio in arrivo. Leggi: «Vieni». Non c’è bisogno d’altro; ti alzi, gli dai un bacio a stampo sulla guancia dicendogli solo: «Vado, cornuto. Tu aspetta qui!»
Esci dal locale. Indossi un elegante tailleur che dovrebbe confonderti nella folla delle altre persone che corrono verso l’ufficio, ma che invece non fa altro che sottolineare la rotondità del tuo splendido culo, rendendoti oltremodo desiderabile. Non hai fatto che qualche passo un po’ traballante causa l’impiccio dei tacchi 12 sul ciottolato che io ti abbordo facendomi riconoscere. Riconoscere te è stato facile. Non ci siamo mai visti davvero in faccia. Sempre, nei nostri precedenti incontri, indossavamo una maschera, ma ho imparato a conoscere le movenze del tuo corpo. Anzi, è davvero bizzarro che io conosca ogni centimetro del tuo corpo nudo ed ora invece mi sorprenda a scoprire i lineamenti delicati del tuo viso.
Ti cingo in vita e ti dirigo verso la mia macchina parcheggiata. Lui dalla vetrina può vederci. Lo sai, e ti volti un istante, lanciandogli uno sguardo beffardo, mentre la tua mano, da dietro la schiena, accenna il gesto delle corna. È un attimo, ma speri che qualcuno l’abbia visto. Sussurri «Au revoir, cornuto» ed è come se lui l’avesse sentito, perché una fitta lo trafigge al bassoventre. La gabbietta che gli hai fatto indossare gli smorza immediatamente ogni velleità di virilità.
Un breve tragitto e siamo all’hotel. Ti apro la portiera della macchina e ti aiuto a scendere. Scavallando, la gonna si solleva quel tanto da offrirmi una visione del pizzo delle autoreggenti. La seduzione ti è naturale come una seconda pelle, come la seta delle calze che ti fasciano le gambe. La mia voglia sale.
La prima foto per lui è dall'ascensore mentre saliamo in camera. Un piano ravvicinato della mia mano che si insinua sotto il vestito. Accarezzo il pizzo delle mutandine e scivolo dentro. Lui la riceve ancora seduto al tavolino del bar e sa che la sua sofferenza è solo iniziata. Gli scrivi anche l’indirizzo dell’hotel e gli dici di raggiungerci, ma di aspettare nella hall. Il portiere, da me avvisato e ricompensato con una generosa mancia, sa che al momento opportuno lo dovrà lasciar salire dandogli una seconda chiave della stanza. Intanto il cornuto subirà l’onta di essere riconosciuto tale da un estraneo.
Entriamo in camera. La bottiglia di campagne che ho provveduto ad ordinare ci aspetta nel cestello del ghiaccio, già alla giusta temperatura. La stappo e ci servo da bere. Un brindisi per inaugurare questo nuovo incontro. La foto che gli arriva è quella delle nostre dita che si sfiorano mentre sorreggono i calici.
Sorseggi lentamente. Non posso non soffermarmi sulle tue labbra che segnano l’orlo del bicchiere con un velo di rossetto. Voglio baciarle quelle labbra, morderle, sentirle ovunque su di me. Tu lo sai e giochi con l’attesa. Ti avvicini alla finestra e chiudi le pesanti tende damascate relegando la stanza in una penombra in cui ti muovi sinuosa, accennando una danza.
«Metti un po’ di musica, chérie… voglio ballare per te.»
So qual è la musica che ti piace: “Masked Ball” da Eyes Wide Shut… un suono ed una voce ipnotica, che ti fanno danzare con movenze sensuali ed ammiccanti. Io mi accomodo su una poltrona all’angolo della stanza. lasciando a te di iniziare uno spettacolo di cui sono unico e privilegiato spettatore.
La giacca è il primo indumento di cui ti sbarazzi. Senza fretta, ma lentamente, con gesti deliberati, la fai scivolare dalle spalle per poi trattenerla e finalmente lasciarla cadere ai mei piedi… e nel farlo ti chini verso di me accarezzandomi le labbra. La leggera camicetta smanicata di seta bianca che indossavi sotto la giacca non ci mette molto a seguirla.
Ora il gioco si fa più intrigante. Spalle a me ti chini in avanti, allungando il tuo sontuoso fondoschiena fin quasi a mettermelo in faccia. Vorrei afferrarlo, ma tu ti ritrai e con voce sensuale mi provochi: «S’il te plaît, aidemoi avec la tirette, chérie.» Mi eccita quando parli in francese con il tuo accento parigino, e questa è una richiesta che con molto piacere soddisfo abbassando la zip. La gonna scivola giù e tu la scavalchi continuando la danza, mentre il mio sguardo si fissa sulle tue gambe ben tornite e le caviglie sottili che svettano sulle décolleté nere, ma soprattutto sullo string che a malapena copre la tua intimità e per nulla il sedere. Ti scatto una foto, indugiando su quest’ultimo… fra poco il cornuto la riceverà sul suo cellulare e gli darà ulteriore consapevolezza della propria impotenza.
La musica continua in loop, e tu continui lo spettacolo sempre più presa. Incroci il mio sguardo e ci leggi il desiderio prepotente di prenderti, ma vuoi portarmi al limite prolungando l’attesa. «L’attente augment le plasir», mi sussurri all’orecchio.
Premo il tasto registrazione della videocamera del telefono mentre ti tocco il culo in maniera volgare, provocando: «Sarà arrivato quel cocu di tuo marito e lo sa cosa stai facendo?» Lui ascolterà presto la tua risposta sfacciata.
Siamo presi dalla frenesia di questo gioco perverso, in cui il cornuto è vittima impotente. Mi alzo dalla poltrona, e tu continui a danzare. Ora ti sfili il reggiseno e lo lasci penzolare da una mano mentre con l'altro braccio ti copri pudicamente il seno. Foto.
Ti volti, stessa posa del reggiseno che penzola, ma l'altro braccio è disteso. Le gambe leggermente piegate danno armonia al tuo corpo. La posa esalta il tuo culo, l’incavo delle natiche evidenziato dallo string. Foto.
Ti volti e il reggiseno vola a terra. Porti le braccia sulla testa stropicciandoti i capelli. Aria sbarazzina e perversa insieme. Posa di fianco, sbatti gli occhi e stringi le labbra mimando un bacio. Foto.
Di nuovo di spalle ora. Le mani fanno scivolare lo string. Foto.
Ti fermi tenendolo a mezza coscia. Foto, da lontano a figura intera... poi un'altra, ravvicinata, del culo ormai esposto
Ora sul letto. Fronte a me. Le gambe sollevate, distese in aria, disegnano un punto esclamativo. Lo string è impigliato nelle caviglie. Foto
Anche lo string finalmente vola via. Sei rimasta solo con le autoreggenti e le décolleté. Ti sdrai supina. Le gambe accavallate a nascondere quel che si può. Foto a figura intera. Poi foto ravvicinata... si vede tutto quel che c'è da vedere.
Ci fermiamo un attimo come a prendere fiato. Mi spoglio, senza la coreografia della tua danza, ma con altrettanta studiata lentezza. Tu ti avvicini e mi accarezzi il petto, poi la tua mano scende a tastare la consistenza del mio sesso.
Prendi il telefono e lo chiami. Gli descrivi cosa stiamo per fare e senza mezze parole gli intimi: «Cocu, viens voir ta femme se faire baiser par un vrai homme!»
Quando finalmente la porta si apre e lui entra, ci trova nudi. Tu, in ginocchio davanti a me, già da qualche minuto mi stai facendo godere con la tua bocca. Ti volti verso di lui senza mollare la presa e gli lanci uno sguardo compiaciuto.
La mia esortazione è perentoria: «Siediti, cornuto! Goditi lo spettacolo, ma non dare fastidio» Poi fi faccio mettere accovacciata sul letto, proprio di fronte a lui, e mi sistemo dietro di te. La curva dei tuoi fianchi e la rotondità del tuo culo mi esaltano, le accarezzo con le mani e poi tuffo la mia faccia fra le tue cosce ad assaggiare il suo sapore. Tu fremi di piacere e di desiderio. Lui volge lo sguardo altrove, incapace di resistere a quella visione.
«Guardala, cornuto!»
Eccitato da quella visione accenna a toccarsi, ma la gabbietta gli impedisce di farlo. Soffre, mentre tu beffarda gli mostri il gesto delle corna. Solo allora noto, divertito, che il braccialetto che porti al polso non è altro che la catenella da cui pende la chiave della gogna che lo reprime.
Ridi della sua patetica impotenza. Ti traggo a me e ci rotoliamo sulle lenzuola. Ti posiziono sopra di me avendo cura che il tuo culo sia sempre nel suo pieno campo visivo. Torno a baciarti lì sotto, passando la mia lingua in quella zona così sensibile fra la vulva e l’ano, mentre le mie mani ti allargano le natiche per darmi un migliore accesso e rendere più completa la visione a quel povero disgraziato ormai sull’orlo del collasso. Tu, intanto, eccitata dai mei tocchi, mi afferri le palle e il membro facendolo scomparire nella tua bocca ingorda.
Scostandomi da te solo un istante in modo da non perdere il ritmo che ci sta portando all’orgasmo, lo umilio un’ultima volta: «Guardala, cornuto! Guarda come gode la tua donna!»
Veniamo insieme in un urlo liberatorio. Lui stringe i pugni, le nocche bianche per la tensione. La gola secca. Sa di essere ancora una volta un povero cornuto.

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